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Rimessa alle Sezioni Unite la questione relativa alla disciplina normativa applicabile al contratto di leasing.

Con ordinanza interlocutoria n. 5027/2020 la Terza Sezione Civile della Suprema Corte ha rimesso alle Sezioni Unite la valutazione circa la disciplina normativa applicabile al contratto di leasing, sia esso traslativo che di godimento.

La questione riguarda, più precisamente, una domanda di restituzione ex art. 1526 c.c. delle rate di canone versate in forza di un contratto di leasing, svolta da una Società Fallita dopo che la Concedente aveva risolto tale contratto per inadempimento, prima del fallimento dell’Utilizzatrice.

Il Tribunale adito rigettava la domanda e configurava il contratto come leasing di godimento. Il Fallimento, quindi, interponeva appello, deducendo che il giudice di prima istanza aveva erroneamente qualificato il contratto come leasing di godimento, anziché traslativo, e che pertanto, ai fini della determinazione dei canoni dovuti, doveva essere considerato applicabile l’art. 1526 c.c.. La Corte di Appello di Venezia accoglieva l’appello, riformava la sentenza del Tribunale di Padova, ritenendo il contratto di leasing stipulato tra le parti di natura traslativa, e condannava la Concedente alla restituzione dei canoni incassati.

La Concedente, pertanto, impugnava la sentenza della Corte di Appello di Venezia rilevando la violazione e falsa applicazione dell’art. 1, commi da 136 a 140, della L. 124/2017, nonché dell’art. 56 L.F. e dell’art. 1526 ex art. 360, comma 3, c.p.c. in tema di contratto di leasing.

Com’è noto, infatti, con l’entrata in vigore della Legge n. 124/2017, il Legislatore ha disciplinato il contratto di locazione finanziaria in modo univoco, superando definitivamente ogni precedente distinzione giurisprudenziale tra le categorie di leasing.

Data la rilevanza delle questioni emerse nel corso del contendere, la Prima Sezione ha ritenuto opportuno rimettere gli atto al Primo Presidente, affinché valuti se vi siano i presupposti per una eventuale assegnazione della predetta causa alle Sezioni Unite.

Non resta dunque che attendere la presa di posizione, auspicabilmente definitiva, della giurisprudenza di legittimità.

Leggi l’Ordinanza Interlocutoria

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